Manuale di Primo Soccorso * Cosa fare in caso di...

COME AFFRONTARE UNA EMERGENZA

Nota bene: Il manuale contiene solo norme indicative delle tecniche di primo soccorso; pertanto la Misericordia declina ogni responsabilità derivante da un uso non corretto delle informazioni in esso contenute.

Un’urgenza, a seconda della gravità può essere risolta a diversi livelli:

  • Utente
  • Medico di base
  • Guardia medica
  • Pronto soccorso ospedaliero

Qualora il cittadino non sia in grado di risolvere personalmente il caso può chiamare il medico di base, oppure la Guardia Medica, oppure chiamare o recarsi al più vicino Pronto Soccorso.

Il Pronto Soccorso-Accettazione è un servizio a disposizione di tutti (cittadini italiani o stranieri, residenti o non residenti nell’A.S.L.) 24 ore su 24, in ogni giorno dell’anno.

L’utente può arrivare al Pronto Soccorso:

  1. con una proposta scritta di ricovero o di altra prestazione urgente da parte del proprio medico curante o di un altro medico.
  2. per decisione dei servizio di urgenza-emergenza 118.
  3. di propria iniziativa.

E’ opportuno che il paziente porti con sé la documentazione clinica in suo possesso o almeno la più recente (esami di laboratorio, radiografie, cartelle di ricovero…).

Vediamo di seguito come affrontare alcune urgenze che potrebbero capitare nella vita quotidiana:

FERITE:

Affidare a cure mediche:

  • ferite profonde
  • ferite da morso di animale
  • ferite infette

Cosa fare negli altri casi:

  • Lavarsi accuratamente le mani prima di assistere l’infortunato.
  • Pulire con acqua corrente e garza sterile la ferita e la pelle circostante, iniziando sempre dal centro.
  • Disinfettare la ferita con acqua ossigenata, alcool, mercuro cromo o altro comune disinfettante.
  • Coprire con garza sterile e fascia la ferita eventualmente protetta da pomata o polvere antibiotica.
  • Eventuale profilassi antitetanica vedi: tetano
  • EMORRAGIA DA FERITA

FERITA LIEVE:

Compressione con garza pulita

FERITA DI MEDIA ENTITA’:

  1. Posizionare l’infortunato in modo che la ferita sia più alta del cuore.
  2. Fasciare senza stringere eccessivamente.
    Eventualmente aggiungere alla fasciatura un rotolo di garza o un fazzoletto che faccia pressione sulla ferita.
  3. Durante la fasciatura tenere sempre la zona infortunata più in alto del cuore.

FERITE GRAVI AGLI ARTI:

Non legare mai gli arti con cordicelle, fili metallici o simili; è meglio usare una fascia larga, ricavata in qualsiasi modo: l’ideale è, comunque, esercitare una pressione nel punto dal quale esce il sangue.

PERDITA DI SANGUE DAL NASO:

COSA FARE:

  1. Collocare il paziente seduto con il capo leggermente piegato in avanti.
  2. Comprimere le narici tra indice e pollice per alcuni minuti, circa 4′-10′.
  3. Se la perdita di sangue si arresta, evitare di soffiarsi il naso per un po’ di tempo.
  4. Se la perdita di sangue non si arresta, ricorrere a cure mediche.
  5. Se un paziente va soggetto a frequenti epistassi, è bene si sottoponga a controllo clinico.

CONTUSIONE

La cute dopo il trauma rimane intatta e si può avere un ematoma, cioè raccolta di sangue sottostante più o meno rilevante.

COSA FARE:

  1. Applicazioni fredde.
  2. Fasciatura con modica compressione.
  3. Applicazione di pomata che facilita il riassorbimento dell’ematoma.

Se la contusione è dovuta a trauma violento, si può sospettare la frattura, per la quale è sempre necessario ricorrere a cure mediche. Vedi: frattura

Le contusioni al cranio, quando dovute a trauma violento vanno sorvegliate attentamente. Vedi: traumi cranici

DISTORSIONE

Prevalentemente a carico dell’articolazione del polso, ginocchio e soprattutto caviglia.

Sintomi:

  • Dolore
  • Deformazione e gonfiore dell’articolazione
  • Difficoltà di movimento

COSA FARE:

DISTORSIONE LIEVE:

  • Impacchi freddi, possibilmente con ghiaccio.
  • Immobilizzazione con fasciatura.

DISTORSIONE GRAVE:

  • Immobilizzazione dell’arto come per frattura.
  • Ricorrere a cure mediche nel sospetto di frattura.

LUSSAZIONE

Prevalentemente a carico di gomito, mandibola, anca e soprattutto della spalla.

Sintomi:

  • Dolore
  • Gonfiore
  • Impossibilità dei movimenti
  • Il bordo delle spalle cade a perpendicolo come “spalline di ufficiale”

COSA FARE:

  • Non eseguire manovre per “rimettere a posto” l’articolazione.
  • Impacchi freddi, possibilmente con ghiaccio.
  • Immobilizzare l’articolazione con fasciature.
  • Ricorrere a cure mediche.

IMPORTANTE:

Non sollevare mai i bambini tenendoli per un braccio solo.

FRATTURE

 

SINTOMI

COSA FARE

  • Dolore
  • Gonfiore
  • Rumore di sfregamento osseo nei casi di frattura completa
  • Muovere l’arto fratturato il meno possibile.
  • Immobilizzare il più possibile le ossa fratturate.

Per IMMOBILIZZARE:
Usare una asticella di legno o metallo oppure giornali arrotolati. La fasciatura non deve essere stretta.
Non fare nodi all’altezza della frattura.

NON SI DEVE cercare di rimettere a posto l’osso fratturato.

TRAUMA CRANICO

SINTOMI

COSA FARE

  • Nausea e vomito
  • Sonnolenza
  • Perdita di conoscenza intermittente
  • Polso debole
  • Respirazione affannosa

in attesa che giungano i soccorsi:

  • Fasciare per proteggere le eventuali ferite.
  • Applicare borsa di ghiaccio o stracci bagnati con acqua fredda.
  • Tenere il paziente sdraiato e immobile, supino se cosciente, in posizione laterale di sicurezza se ha perso i sensi.

NON SI DEVE Somministrare alcolici o farmaci.

LESIONE ALLA SPINA DORSALE

In caso di sospette lesioni alla colonna vertebrale:

NON SI DEVE:

  • Muovere l’infortunato.
  • Sollevare il corpo, ad esempio, per porre cuscini o somministrare bevande.

SE L’INFORTUNATO DEVE ESSERE ASSOLUTAMENTE SPOSTATO, deve essere sollevato senza scosse per mezzo di almeno tre soccorritori:

  • Uno alla testa e spalle
  • Uno al bacino
  • Uno che tenga tesi e sollevati gli arti inferiori; cioè fino a far scivolare sotto il corpo dell’infortunato una barella, una tavola o una coperta.

IMPORTANTE: Anche minimi spostamenti possono causare una lesione al midollo spinale con conseguente paralisi.

AVVELENAMENTO PER INGESTIONE

Se l’avvelenamento avviene per ingestione di sostanze tossiche, in attesa dei soccorsi:

SI DEVE:

  • Cercare di eliminare le sostanze nocive provocando il vomito con due dita in gola: la somministrazione di acqua tiepida e sale favorisce il vomito.
  • Raccogliere i contenitori delle sostanze ingerite, eventuali resti o eventuale materiale vomitato al fine di farli esaminare in ospedale.
  • Cercare di valutare sempre il tempo trascorso dall’ingestione.

NON SI DEVE:

  • Provocare il vomito nel caso il paziente sia privo di sensi, presenti convulsioni o abbia ingerito derivati dei petrolio (benzina) o sostanze corrosive.

AVVELENAMENTO DA FUNGHI

In attesa dei soccorsi:
SI DEVE:

  • Provocare il vomito con due dita in gola: la somministrazione di acqua tiepida e sale favorisce il vomito.
  • Cercare di valutare sempre il tempo trascorso dall’ingestione.

NON SI DEVE:

  • Provocare il vomito nel caso il paziente sia privo di sensi o presenti convulsioni.

Per facilitare l’intervento dei soccorsi valutare:

  • Quando sono stati ingeriti i funghi
  • Da quanto tempo sono comparsi i sintomi
  • Provenienza dei funghi e loro descrizione
  • Se sono rimasti residui crudi per sottoporli ad esame
  • Quante persone hanno ingerito gli stessi funghi, quanti hanno disturbi e quali disturbi segnalano.

NORME PER I RACCOGLITORI DI FUNGHI:

  • Alcuni funghi mangerecci mal conservati o conservati troppo a lungo possono produrre tossine.
  • Funghi infestati da vermi possono provocare disturbi gastroenterici.
  • Alcuni funghi contengono tossine che si inattivano o si attenuano con la cottura o con l’essicazione.
  • I vecchi metodi empirici basati sul cambiamento di colore di alcuni metalli, a contatto col fungo, o sul cambiamento del fungo a contatto con aglio e prezzemolo, sono tutti poco attendibili, come pure la prova di tossicità su animali.
  • L’unico criterio sicuro è l’identificazione della specie fatta da un esperto micologo.

AVVELENAMENTO PER INALAZIONE E CONTATTO

AVVELENAMENTO
PER INALAZIONE:

SI DEVE:

  • Aprire porte e finestre prima di soccorrere l’infortunato.
  • Trasferire il soggetto dall’ambiente inquinato.
  • Ossigenare il soggetto eventualmente anche con la respirazione bocca a bocca.

NON SI DEVE: accendere fiammiferi, luce, ecc… entrando nella stanza.

 

AVVELENAMENTO
PER CONTATTO:

SI DEVE:

  • Rimuovere i vestiti.
  • Lavare a lungo le aree contaminate con acqua corrente.
  • Se la sostanza contaminante è densa e vischiosa, sciacquare con acqua abbondante, usando delicatamente cotone o un panno morbido senza sfregamento.

ANNEGAMENTO

L’annegamento può verificarsi principalmente a seguito di due condizioni:

INALAZIONE D’ACQUA CON ASFISSIA PER:

IDROCUZIONE DA IMPROVVISA VARIAZIONE TERMICA SULLA SUPERFICIE CORPOREA

  • Inondazione delle vie aeree (“annegamento umido”) con penetrazione nei polmoni di cospicua quantità di acqua dolce meno concentrata del sangue o di acqua salata, più concentrata del sangue);
  • Ostruzione delle vie aeree per spasmo della glottide al primo contatto con l’acqua (“annegamento secco”: non vi è acqua nei polmoni). In questo caso si verifica prima l’arresto respiratorio e poi l’arresto cardiaco.

Si ha per entrata improvvisa in acqua dopo lunga esposizione al sole, abbondante sudorazione, intensa attività muscolare.
In questo caso si verifica prima l’arresto cardiaco e poi l’arresto respiratorio.

SINTOMI E SEGNI

TRATTAMENTO

Nell’annegamento per inalazione d’acqua:

  • cianosi (annegato blu)
  • perdita di coscienza
  • schiuma intorno alle labbra, alle narici, in bocca
  • arresto respiratorio
  • eventuale arresto cardiocircolatorio

Nell’annegamento da idrocuzione:

  • perdita di coscienza
  • arresto cardiocircolatorio (annegato bianco)
  • eventuale arresto respiratorio

Recupero dell’annegato:

  • Mantenere la testa del paziente fuori dall’acqua durante il salvataggio
  • Se non si è nuotatori esperti cercare di raggiungere la persona che sta annegando con un’asse, un bastone o con una fune, evitando di essere afferrati per non rischiare di annegare

Rianimazione:

Iniziare immediatamente la respirazione artificiale, se possibile già in acqua e durante il recupero.
Se si tocca il fondo, con un braccio sostenere il corpo dell’infortunato e con l’altra mano la testa quindi praticare la respirazione bocca-bocca.
Se ci si trova in acqua fonda, fare qualche insufflazione mentre si porta l’infortunato a riva.
Una volta in salvo, valutare le condizioni del paziente.
Se necessario disostruire le vie aeree e continuare le manovre di rianimazione.
Quando la vittima inizia a respirare spontaneamente:

  • posizionarla in decubito laterale di sicurezza
  • togliere eventuali vestiti bagnati e asciugarla
  • coprirla con indumenti o coperte e cercare di riscaldarla

Per prevenire l’annegamento:

Non lasciare i bambini incustoditi nel bagnetto, nelle piscine gonfiabili o nei canotti pieni d’acqua.
Svuotare le vasche e i mastelli dopo l’uso.
Mettere nel fondo delle vasche elementi antiscivolamento. Sorvegliare attentamente i bambini, anche i più grandi, quando fanno il bagno in vasca, al mare, al lago. Cercare di insegnare a nuotare ai bambini il più precocemente possibile; già nei primi mesi di vita è possibile far apprendere il nuoto.

 

SOFFOCAMENTO

 

NON SI DEVE:

Esplorare la gola con le dita: si rischia di spingere in profondità l’oggetto che ostruisce.

SI DEVE:

se si tratta di un bambino:

  1. Tenere il soggetto a testa in giù o reclinata su di un braccio
  2. Colpire con la mano sulla schiena, tra le scapole, per fare uscire il corpo estraneo.

Se si tratta di un adulto:
Si può agire come nel caso precedente oppure:

  1. Porsi dietro al soggetto.
  2. Fare leva premendo più volte fortemente sullo sterno, in modo da provocare la tosse. Nel caso il soggetto non respiri ricorrere comunque alla respirazione bocca a bocca.

Per prevenire:

  • Evitare bocconi di cibo troppo grossi.
  • Tenere fuori portata dei bambini le noci, le noccioline o oggetti di simili dimensioni.
  • Evitare di regalare giocattoli troppo piccoli e facili da mettere in bocca.

IN CASO DI STRANGOLAMENTO si deve liberare rapidamente il soggetto da lacci o corde con estrema cautela per il rischio di fratture delle

ASFISSIA DA CORPO ESTRANEO

La penetrazione di corpi estranei solidi nelle vie aeree ne provoca la parziale o tale ostruzione. Ne consegue una drastica riduzione nell’apporto di ossigeno all’organismo.

CAUSE:

SINTOMI E SEGNI:

Particolarmente esposti al rischio di asfissia da corpo estraneo sono i bambini in quanto tendono ad introdurre in bocca qualunque oggetto attiri lo loro attenzione. Bottoni, monete, biglie, oggetti di plastica o metallo rappresentano le principali cause di soffocamento

  • Tosse stizzosa
  • Sensazione i soffocamento, la vittima non riesce a parlare ed a respirare e si porta le mani alla gola
  • Volto congestionato
  • Vene giugulari ingrossate
  • Cianosi
  • Apnea
  • Perdita di coscienza
  • Arresto cardiocircolatorio

TRATTAMENTO

LIPOTIMIA (SVENIMENTO)

La lipotimia o presincope, comunemente nota come svenimento, è una sensazione di improvvisa debolezza che non comporta la completa perdita della coscienza.

CAUSE:

SINTOMI E SEGNI:

E’ dovuta ad una insufficiente ossigenazione del cervello. Tra le condizioni che più frequentemente determinano la lipotimia vi sono:

  • notevole affaticamento
  • digiuno
  • calore eccessivo
  • prolungata stazione eretta in condizioni di immobilità
  • dolore intenso
  • emozioni improvvise
  • permanenza in ambienti chiusi o poco areati
  • Pallore e sudorazione fredda
  • Visione confusa
  • Vertigini
  • Perdita dell’equilibrio e caduta
  • Alterazioni del sensorio
  • Polso debole e lento
  • Respiro conservato

TRATTAMENTO

 

SVENIMENTO IN DIABETICO

In caso di confusione e/o semiconoscenza in un paziente diabetico, se questo è in cura antidiabetica, si può somministrare soltanto un po’ di zucchero o acqua zuccherata e quindi avviarlo al più presto in ospedale.
Infatti un po’ di zucchero non peggiora, al momento, sensibilmente uno stato di diabete, mentre può essere utile in caso di crollo grave della glicemia da eccesso di cura.

IMPORTANTE: In generale nei diabetici non si deve mai variare la cura senza aver consultato il medico.

RIANIMAZIONE CARDIORESPIRATORIA

La rianimazione cardio-respiratoria attuabile dal primo soccorso si articola in tre fasi:

  1. Disostruzione delle vie aeree
  2. Ventilazione artificiale
  3. Ripristino dell’attività cardiocircolatoria

1 – Disostruzione delle vie aeree

Nei pazienti incoscienti le principali cause di ostruzione delle prime vie aeree sono: il malposizionamento del capo e del collo, l’ipotono della lingua, la presenza di materiali estranei. E’ quindi necessario intervenire rapidamente con apposite tecniche manuali che consentano l’apertura delle prime vie aeree.Tecnica di apertura delle vie aereeTripla manovra di pervietà delle vie aereeTale manovra comprende:a) iperstensione del capo
E’ la manovra più semplice per sollevare la base della lingua dalla parete posteriore del faringe.
L’estensione estrema della testa, da sola, assicura la pervietà delle vie aeree nella maggior parte dei pazienti in stato di incoscienza.
Il metodo corrente per iperstendere la testa è quello di porre una mano sotto il collo del paziente ed un’altra sulla fronte. Di solito questa manovra comporta l’apertura della bocca da parte del paziente.
Questa manovra non deve essere impiegata su pazienti con trauma del rachide cervicale. b) apertura della bocca
Spesso, prima di poter praticare la liberazione delle vie aeree, si deve ricorrere ad un’apertura forzata delle mascelle strettamente serrate. Ogni tentativo di aprire a forza le mascelle deve essere eseguito con la massima cautela e la bocca si deve aprire solo moderatamente, poiché l’abbassamento eccessivo della mandibola avrebbe per conseguenza un’ostruzione respiratoria.
Un metodo pratico e non traumatizzante per aprire le mascelle serrate di una vittima è il seguente: si introduce l’indice della mano destra nella bocca fra la guancia ed i denti, finché la punta del dito non si trovi dietro l’ultimo molare; quindi si spinge il dito tra gli alveoli superiori ed inferiori e nello stesso tempo si appoggia fortemente il pollice della stessa mano sul mento del paziente. Si esercita sul mento una pressione verso il basso col pollice, mentre con la punta dell’indice si esercita una pressione verso l’alto sulla parte posteriore del margine alveolare superiore, si gira compiendo con le dita un movimento a vite, forzando la bocca ad aprirsi tanto da permettere un rapido esame della cavità orale.c) sublussazione della mandibola
Il soccorritore uncina su entrambi i lati del volto del paziente, il ramo ascendente della mandibola davanti ai lobi auricolari, usando indice, medio, anulare delle due mani, quindi spinge verso l’alto ed in avanti la mandibola in modo che l’arcata dentaria inferiore venga a trovarsi davanti alla superiore.

Con i pollici viene retratto il labbro inferiore della bocca.
Se il paziente respira spontaneamente il soccorritore eseguirà tale manovra ponendosi dietro la testa del paziente.
Se, al contrario, il paziente non respira, o respira con grande difficoltà, il soccorritore dovrà collocarsi a lato della testa.
Pulizia delle cavitàDalle cavità nasali, boccale e faringea devono essere rimossi i materiali ostruenti: denti, protesi, sangue, residui alimentari rigurgitati o vomitati, saliva. Il soccorritore può allontanare le sostanze liquide impregnando garze o fazzoletti e le sostanze solide uncinandole con le dita.
Decubito lateraleE’ necessario far assumere ai pazienti privi di coscienza, in grado di respirare autonomamente ed anche ad infortunati vigili in precarie condizioni generali (shock), un idoneo posizionamento. Nel decubito laterale, la bocca diviene il punto più basso del corpo; le sostanze liquide, che si raccolgono in essa, o nella gola, defluiscono verso l’esterno. Quindi, con questa posizione si previene il pericolo dell’aspirazione nelle vie aeree di materiali estranei e si rendono pervie le vie respiratorie, garantendo il libero passaggio dell’aria. Per questo la posizione in decubito laterale viene chiamata “posizione di sicurezza”.


La corretta esecuzione della manovra prevede le seguenti fasi:
- porsi a lato dell’infortunato
- sollevargli di poco il fianco sospingendovi sotto il braccio sito verso il soccorritore
- piegare la gamba dallo stesso lato del soccorritore
- afferrare spalla e fianco del lato opposto e ruotare, con cautela, il paziente sul
fianco
- il braccio posto dietro la schiena evita la caduta sul dorso del paziente
- estendere la testa all’indietro e girare un poco il viso verso terra
- sospingere sotto la guancia le dita della mano (palmo rivolto a terra) dell’arto che
si trova ora superiormente, per mantenere il capo in posizione di sicurezza.

2 – Ventilazione artificiale

Se la disostruzione delle vie aeree non è sufficiente a ripristinare il respiro spontaneo del paziente è necessario ricorrere alla ventilazione artificiale ottenibile mediante una delle seguenti tecniche:
  1. bocca-bocca
  2. bocca-naso
  3. bocca-bocca e naso

Ventilazione bocca-bocca

La ventilazione bocca-bocca consente di insufflare nelle vie aeree del paziente l’aria espirata dal soccorritore in modo da apportare ossigeno ed eliminare anidride carbonica. Nell’aria espirata è contenuto il 17% di ossigeno, quota ritenuta sufficiente per le necessità del paziente.
L’efficacia di questo metodo è legata al rispetto di una frequenza di insufflazione pari a 12 atti al minuto nell’adulto, 15 atti al minuto nei bambini e 20 atti al minuto nei neonati. Il volume di aria insufflato dal soccorritore nelle vie aeree del paziente è di 0,8 – 1 litronell’adulto e proporzionalmente inferiore nei bambini e neonati (vedere ventilazione bocca-bocca e naso).
L’esecuzione della ventilazione bocca-bocca prevede le seguenti operazioni:

  • il paziente va posto in posizione supina col capo, collo e torace allineati
  • il soccorritore si dispone inginocchiato a lato del paziente
  • vengono disostruite le vie aeree
  • per facilitare il mantenimento dell’iperestensione si può collocare sotto le spalle del paziente un telo od una coperta ripiegati
  • con il pollice e l’indice della mano, il cui palmo è appoggiato sulla fronte del paziente, si chiudono le narici pinzando il naso
  • con l’altra mano il soccorritore sostiene la nuca del paziente per favorire l’iperestensione del capo. In alternativa la stessa mano può essere posizionata sul mento per mantenere divaricate le arcate dentarie
  • inspirare aria profondamente
  • appoggiare, facendo pressione, le labbra atteggiate ad “O” attorno alla bocca del paziente; il contatto deve essere ermetico per evitare fughe di aria che rendono insufficiente la ventilazione degli alveoli polmonari
  • insufflare l’aria nella bocca del paziente in modo lento, progressivo, con decisione
  • controllare visivamente che il torace si sollevi a seguito dell’insufflazione
  • allontanare la bocca da quella del paziente di qualche centimetro lasciando che questo espiri passivamente per retrazione elastica della gabbia toracica
  • inspirare nuovamente e ripetere l’intero ciclo.

L’aria insufflata può finire nello stomaco del paziente, soprattutto quando vi sia un’ostruzione delle vie aeree o un’eccessiva pressione di insufflazione.
L’insufflazione di aria nello stomaco rende più difficile la ventilazione dei polmoni e può provocare il vomito. Perciò, bisogna comprimere dolcemente la zona compresa tra lo sterno e l’ombelico con una mano.
Questa manovra svuoterà lo stomaco dall’aria.
Dato che questo procedimento può essere causa di vomito, bisogna girare la testa e le spalle del paziente da un lato e prepararsi a liberare il faringe dal materiale vomitato.
Ventilazione bocca-naso

E’ un sistema di ventilazione molto simile al precedente, infatti:

  • la posizione del paziente e del soccorritore sono le stesse
  • il soccorritore chiude la bocca del paziente per evitare che l’aria insufflata dal naso esca dalla bocca
  • il soccorritore appoggia la bocca sulla piramide nasale del paziente, facendo aderire le labbra attorno ad essa per evitare perdita di aria
  • l’insufflazione avviene come nel bocca-bocca, salvo l’impiego di una maggiore pressione, necessaria per vincere la maggiore resistenza offerta al passaggio di aria
  • il soccorritore controlla visivamente il buon sollevamento del torace
  • al termine dell’insufflazione il soccorritore distacca la bocca dal naso del paziente lasciando che questo espiri passivamente

La tecnica della ventilazione bocca-naso, rispetto a quella bocca a bocca, offre i seguenti vantaggi:

  • evita il diretto contatto con la bocca del paziente, che in caso di vomito, sangue, ecc, può generare una ripugnanza difficile da dominare
  • l’insufflazione di aria nello stomaco (con il relativo rischio di vomito) è molto meno frequente, in quanto l’aria arriva in faringe con minor pressione ed ha quindi minor probabilità di entrare in esofago
  • rappresenta la tecnica di elezione nei casi in cui la bocca non è utilizzabile per l’insufflazione come nel caso di contrattura dei muscoli masticatori (da ipossia, elettrocuzione, avvelenamento da stricnina, tetano) o di traumi facciali con ferite delle labbra, delle guance, fratture della mandibola.

Questa tecnica non è utilizzabile nei traumi facciali che, in seguito a frattura delle ossa nasali, compromettano la pervietà delle fosse nasali.
Ventilazione bocca-bocca e naso

Questo tipo di ventilazione artificiale si applica ai neonati, ai lattanti ed ai bambini piccoli fino a 2-3 anni. Infatti nei piccoli pazienti le ridotte dimensioni del volto permettono di comprendere all’interno della bocca di un adulto sia la bocca che il naso e di insufflarvi contemporaneamente l’aria. Per evitare di insufflare i piccoli polmoni con volumi di aria espirata difficili da controllare per un adulto, si usa l’accorgimento di insufflare solo l’aria che si raccoglie in bocca quando si gonfiano le guance.
In questo modo si previene l’introduzione di grandi volumi di aria e/o l’applicazione di elevate pressioni di insufflazione che possono provocare la distensione e la rottura delle strutture alveolobronchiali con gravi conseguenze per il piccolo paziente.

3 – Ripristino dell’attività cardiocircolatoria

Massaggio cardiaco esternoIl cuore è racchiuso in senso antero-posteriore tra due piani ossei: l’anteriore, rappresentato dallo sterno mobile come una leva il cui fulcro è costituito dalle articolazioni fra sterno e clavicole, il posteriore costituito dalla colonna vertebrale, che risulta rigida ed immobile quando il paziente si trova in posizione supina.
E’ quindi evidente che una serie di compressioni ritmiche sulla leva sternale si ripercuoterà sul cuore.
Il massaggio cardiaco così ottenuto determina l’instaurarsi di una circolazione sanguigna artificiale, in quanto consente di espellere il sangue dal ventricolo sinistro nell’aorta e quindi in tutto il corpo.
Nello stesso tempo anche il ventricolo destro si svuota ed il sangue viene spintonei polmoni, dove si ossigena. Quando si sospende la compressione sullo sterno, il torace si riespande ed il cuore si riempie nuovamente.
Il massaggio cardiaco deve essere esercitato solo sulla metà inferiore dello sterno, in tal modo si eviteranno lesioni, quali disinserzione delle cartilagini costali, fratture costali, ecc.
Il paziente deve essere steso su un piano rigido. Se si trova su un letto dovrà essere collocato sul pavimento oppure si disporrà sotto il suo torace un asse.
Poiché la compressione sia efficace lo sterno deve abbassarsi di 4-5 cm. negli adulti, di 2,5-4 cm. nei bambini, di 1-2 cm. nei neonati e lattanti. Ogni compressione deve durare circa mezzo secondo e terminare con un brusco rilasciamento.
La frequenza del massaggio deve essere di 60-80 atti al minuto negli adulti, di 80-100 atti al minuto nei bambini piccoli e almeno 100 nei neonati.

Per eseguire correttamente tali manovre il soccorritore si colloca lateralmente al paziente. Pone la base del palmo di una mano sulla metà inferiore dello sterno e la base del palmo dell’altra mano sopra la prima, tenendo le ditasollevate per evitare le lesioni sopra descritte. La compressione dello sterno non deve avvenire nel momento dell’insufflazione d’aria nei polmoni, perché questo ostacolerebbe la distensione del torace, favorendo invece la penetrazione di aria nell’esofago e nello stomaco. Negli adulti è preferibile sfruttare il peso del proprio corpo che la muscolatura delle braccia, in previsione di uno sforzo prolungato, qualora il massaggio si protragga nel tempo. Per questo bisogna mantenere le braccia diritte e tese, evitando di piegare i gomiti. Non bisogna staccare le mani dallo sterno tra una compressione e l’altra.

Nei bimbi piccoli la compressione viene effettuata con una sola mano e, qualora siano i neonati ad essere sottoposti al massaggio cardiaco, con due dita.
Associazione del massaggio cardiaco e della ventilazioneIl rapporto tra la frequenza della ventilazione e quella delle compressioni sternali mira ad ottenere il miglior grado di ventilazione e di efficienza circolatoria. Qualora intervenga un solo soccorritore dovrà alternare 15 compressioni sternali con due insufflazioni.
Il soccorritore deve passare velocemente dalle manovre di ventilazione alla compressione sternale, stando sempre di lato al paziente, in piedi o in ginocchio, a seconda dell’altezza del piano di appoggio su cui questo si trova.
Nel caso vi siano due soccorritori, uno di questi comprime lo sterno mentre l’altro insuffla profondamente i polmoni operando con il ritmo di 5 compressioni sternali seguite da una insufflazione.
Valutazione dell’efficacia della rianimazione

E’ necessario eseguire frequenti controlli per accertare la comparsa dei segni che indicano la positiva evoluzione delle manovre rianimatorie.
L’efficacia della ventilazione artificiale e del massaggio cardiaco nei riguardi della protezione cerebrale è dimostrata da alcuni segni:

  • il restringimento della pupilla, infatti, proseguendo il massaggio cardiaco per almeno 10-15 minuti, si assiste nei casi favorevoli, ad una progressiva riduzione della midriasi. Se invece la pupilla rimane dilatata e fissa, ciò significa quasi con certezza che il cervello è stato danneggiato dall’asfissia e ad un punto tale da precludere qualsiasi speranza di recupero; questo anche se in seguito il cuore riprenderà a battere normalmente
  • la ripresa delle pulsazioni carotidee.

ARRESTO CARDIACO

CAUSE:

SINTOMI E SEGNI:

  • Infarto del miocardio
  • Gravi aritmie
  • Asfissia
  • Folgorazione
  • Annegamento
  • Ipotermia
  • Alterazioni della composizione chimica del sangue
  • Traumi cranici
  • Intossicazione
  • Perdita improvvisa della coscienza
  • Pallore cutaneo
  • Cianosi delle mucose
  • Scomparsa del polso carotideo
  • Improvvisa dilatazione delle pupille (midriasi)
  • Arresto respiratorio (talvolta la respirazione può continuare con il “gasping” o respiro boccheggiante)

TRATTAMENTO

  • Liberare le prime vie aeree da materiali ostruenti
  • Ventilare il paziente
  • Eseguire il massaggio cardiaco esterno
  • Controllare l’eventuale ripresa dei segni vitali

INFARTO DEL MIOCARDIO

CAUSE:

SINTOMI E SEGNI:

Il muscolo cardiaco è irrorato dalle arterie coronarie. Qualora queste vengano parzialmente ostruite da placche formate da grassi e da materiale fibroso, si riduce il flusso di sangue, e quindi l’apporto di ossigeno e di nutrimento, alle cellule miocardiche. Se in tale situazione è richiesto un maggiore apporto di ossigeno (per uno sforzo fisico, emozioni intense, un pasto abbondante, ecc.) può comparire una crisi dolorosa (Angina pectoris). La completa ostruzione di una o più arterie coronarie impedisce l’apporto di ossigeno al settore di tessuto miocardico irrorato dai vasi ostruiti. La conseguenza è la morte delle cellule e quindi l’infarto.
  • Dolore retrosternale costrittivo, eventualmente irradiato alla spalla e al lato interno del braccio sinistro. E’ molto intenso, può durare ore e non risponde alla somministrazione di Trinitrina, farmaco efficace in caso di Angina pectoris
  • Tachicardia (accelerazione frequenza cardiaca), talvolta bradicardia (rallentamento frequenza cardiaca)
  • Pallore e sudorazione fredda
  • Dispnea
  • Angoscia e senso di morte imminente.

Nelle forme più gravi, il paziente va incontro a shock cardiogeno e arresto cardiaco.

TRATTAMENTO

Se il paziente è cosciente bisogna:

  • tranquillizzarlo
  • impedirgli di compiere sforzi anche minimi
  • non fargli assumere bevande
  • adagiarlo nella posizione a lui più comoda
  • slacciare gli indumenti stretti.

Se il paziente non è cosciente bisogna:

  • mantenere libere le vie aeree
  • in caso di arresto cardio-respiratorio praticare la ventilazione artificiale e il massaggio cardiaco.

SINCOPE

Consiste in una generalizzata debolezza muscolare, incapacità a mantenere la posizione eretta, perdita completa ed improvvisa della coscienza accompagnata da gravi alterazioni delle funzioni vitali sino all’arresto cardiaco e respiratorio.

CAUSE:

SINTOMI E SEGNI:

La sincope è provocata da una riduzione improvvisa e diffusa dell’apporto di ossigeno alle cellule del cervello dovuta a:

  • Malattie cardiache (infarto del miocardio)
  • malattie nervose
  • malattie polmonari
  • gravi traumi
  • Pallore e sudorazione fredda
  • Perdita di coscienza, spesso brusca ed improvvisa, talvolta preceduta da sintomi premonitori, quali: senso di instabilità, stordimento, annebbiamento della vista
  • Perdita del tono muscolare
  • Diminuzione della pressione arteriosa
  • Polso debole, respiro superficialissimo
  • Arresto del respiro

TRATTAMENTO

SHOCK

Lo shock è una condizione di insufficiente irrorazione sanguigna dei tessuti e quindi di inadeguato apporto di ossigeno agli organi vitali.

CAUSE:

SINTOMI E SEGNI:

  • Importante emorragia esterna o interna superiore a un litro (shock emorragico)
  • Ferite multiple
  • Ustioni estese
  • Intossicazioni, infezioni
  • Reazioni di ipersensibilità (allergie)
  • Insufficienza cardiaca (shock cardiogeno)
  • Danno cerebrale o del midollo spinale

Il dolore può aggravare lo shock

I sintomi e segni principali dello shock sono:
  • Cute pallida, fredda ed umida
  • Polso debole ed accelerato
  • Brividi e tremori
  • Disturbi psichici che sono in rapporto al gradi di compromissione cerebrale; in fase iniziale vi può essere agitazione psicomotoria od indifferenza, successivamente insorge un senso di prostrazione, infine coma

Nello shock cardiogeno compaiono inoltre:

  • dolori precordiali
  • irregolarità del polso
  • dispnea (difficoltà respiratoria)
  • labbra cianotiche.

TRATTAMENTO

  • In primo luogo, se possibile, devono essere rimosse le cause dello shock (ad es. sarà necessario tamponare un’emorragia esterna)
  • Controllare le funzioni vitali (stato di coscienza, respirazione, polso)
  • Essere pronti ad intervenire con manovre di rianimazione
  • Posizionamento. Se non è nota la causa dello shock , la vittima deve essere disposta in posizione orizzontale. Se la causa è una riduzione assoluta della massa circolante si deve adottare la posizione di Trendelemburg che consiste nel sollevare gli arti inferiori e il bacino rispetto al torace e al capo. In questo modo si favorisce il riflusso di sangue dagli arti inferiori e dalla cavità addominale verso il cuore. Facilitando così il riempimento del cuore si ottiene un aumento della gittata cardiaca e un conseguente miglioramento dell’irrorazione del cervello. Se il paziente è cosciente e allo shock sono abbinate difficoltà respiratorie, ferite toraciche non sanguinanti, traumi toracici, traumi cranici, infarto del miocardio dovrà essere adottata la posizione semiseduta. Se il paziente è incosciente dovrà essere posto in decubito laterale abbinando, se necessario, questa posizione a quella di Trendelemburg
  • Immobilizzare i segmenti corporei traumatizzati per ridurre il dolore
  • Proteggere dagli agenti climatici la vittima, avvolgendone il corpo con teli alluminizzati o coperte
  • Vietare il fumo, l’assunzione di alcool, l’applicazione di impacchi o borse di acqua calda e la somministrazione di liquidi in quanto questi, in stato di shock, non vengono assorbiti nel sangue per la scarsa irrorazione del tratto gastrointestinale; rimanendo nello stomaco i liquidi possono essere vomitati con conseguente pericolo di soffocamento per aspirazione nelle vie aeree.
  • Sostenere psicologicamente la vittima.

CONGELAMENTO

 

Parti più colpite:

  • Dita
  • naso
  • orecchie
  • guance.

 

SINTOMI:

Iniziali:

Successivi:

  • Dolore
  • Rammollimento
  • Arrossamento della pelle
  • Insensibilità
  • Indurimento
  • Schiarimento della pelle

SI DEVE:

  • Portare l’infortunato al più presto in ambiente riscaldato.
  • Riscaldare le parti colpite con acqua che non superi i 40°C.
  • Coprire l’infortunato con coperte.
  • Somministrare bevande calde.
  • Praticare l’autoriscaldamento (es.: riscaldare le orecchie con l’applicazione delle mani calde).

NON SI DEVE:

  • Strofinare con neve la parte congelata.
  • Esporre all’azione diretta del fuoco o di una stufa la parte congelata.

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ASSIDERAMENTO

 

SINTOMI:
Debolezza, torpore mentale a cui seguono sonnolenza, quindi sonno profondo con temperatura corporea bassa (33°C) e rallentamento progressivo delle funzioni cardiocircolatorie e respiratorie fino alla morte.

SI DEVE:

  • Portare il soggetto in un locale riparato e/o riscaldato.
  • Liberarlo da abiti umidi e freddi.
  • Coprirlo con coperte.
  • Somministrare bevande calde.

NON SI DEVE:

  • Somministrare alcolici.
  • Elevare troppo bruscamente la temperatura corporea.
  • Perdere tempo prima del ricovero ospedaliero in vari tentativi per elevare la temperatura corporea.

ESAURIMENTO DA CALORE

COLPO DI CALORE

Si verifica prevalentemente con clima umido e poco ventilato, con o senza esposizione al sole.

Sintomi:

ESAURIMENTO DA CALORE

COLPO DI CALORE:

Il soggetto presenta pupille dilatate, pelle fredda ed umida, nausea, mal di testa.

Sintomi più gravi possono comparire con temperature più elevate, fino a 41°C; cute arrossata, polso accelerato, respiro irregolare, pupille dilatate, delirio.


IN ATTESA DELL’AMBULANZA SI DEVE:

  • Trasportare il soggetto all’ombra o in un ambiente fresco e ventilato.
  • Fare vento.
  • Togliere i vestiti e praticare spugnature fredde.
  • Massaggiare le gambe dal basso verso l’alto per favorire il ritorno del sangue periferico più freddo al cervello.

USTIONI

Le ustioni si dividono in tre tipi:

  • Ustioni di primo grado: quando la pelle si arrossisce
  • Ustioni di secondo grado: quando la pelle oltre ad arrossirsi presenta delle vescicole ripiene di liquido
  • Ustioni di terzo grado: quando la pelle è carbonizzata

USTIONE LIEVE

SI DEVE:

  • Sciacquare abbondantemente l’ustione sotto acqua potabile fredda per 10′-20′.
  • Coprire delicatamente con garze sterili e fasciare.
  • Eventualmente porre nella zona lesa una garza vaselinata.

NON SI DEVE:

  • Usare medicamenti o sostanze empiriche.
  • Forare le vesciche.
  • Usare olio.


USTIONI ESTESE. USTIONI AL VISO, PIEDI, ARTICOLAZIONI

SI DEVE ricorrere a cure mediche dopo aver avvolto la zona ustionata con garze sterili o, in loro mancanza, con un lenzuolo pulito.


CONSIGLI IN CASO DI INCENDIO:

  • Mai correre con gli abiti in fiamme.
  • Se l’infortunato ha gli abiti in fiamme, avvolgerlo in una coperta o in un tappeto.

SCARICHE ELETTRICHE

Le scariche elettriche di un certo rilievo, anche se talvolta non sembrano aver provocato gravi lesioni, devono essere sempre sottoposte a valutazioni e cure mediche per prevenire il rischio di danni al cuore, cervello, reni.

NON SI DEVE toccare con le mani o con oggetti metallici l’infortunato quando è ancora a contatto con la corrente.

SI DEVE:

  • Interrompere immediatamente la corrente.
  • Se non si può interrompere la corrente, allontanare l’infortunato tirandolo per i vestiti o aiutandosi con materiale isolante.
  • Controllare il respiro e il polso e, se necessario, ricorrere alla respirazione bocca a bocca e/o al massaggio cardiaco.

LESIONI AGLI OCCHI

DA CORPO ESTRANEO:

DA SOSTANZE CHIMICHE:

NON SI DEVE Strofinare l’occhio.

SI DEVE:

  • Tentare la rimozione con abbondante lavaggio con acqua, afferrando con due dita le ciglia della palpebra superiore, muovendola su e giù.
  • Rovesciare la palpebra e, se il corpo estraneo è su questa, rimuoverlo con garza o fazzoletto pulito.
  • Se il corpuscolo è incastrato ricorrere a cure mediche.

SI DEVE:

  • Sciacquare a lungo l’occhio tenendo le palpebre sollevate.
  • Coprire con garza e fascia.
  • Valutare la sostanza lesiva ai fini di riferire correttamente allo specialista.

MORSI E PUNTURE DI ANIMALI

PUNTURE DI INSETTI

PUNTURE DI PESCI

FORMICHE, ZANZARE, PULCI:
Le punture di questi insetti non presentano particolari problemi; nei casi più seri è sufficiente utilizzare un preparato antistaminico di quelli di uso

più comune.

SCORPIONE:
Lo scorpione italiano è abbastanza innocuo: può essere sufficiente la disinfezione locale e la profilassi antitetanica; per i bambini osservazione per 12-14 ore.

VESPE, API:
Nelle punture di vespe non esiste pungiglione da rimuovere, in quelle d’ape è bene rimuovere il pungiglione aiutandosi con uno spillo sterilizzato a fuoco.

SI DEVE:

  • Disinfettare
  • Applicare impacchi freddi, possibilmente con ghiaccio.
  • Se inizia reazione generale, in attesa del trasporto in ospedale, somministrare antistaminici.

IMPORTANTE: le punture vicino agli occhi e alla gola possono essere pericolose, pertanto necessitano di osservazione medica.

I pesci inoculano il loro veleno con la spina situata sul capo o con raggi spinosi situati sulle pinne.SI DEVE:
  • Rimuovere le ventose o le spine.
  • Lavare le ferite con acqua e/o ammoniaca diluita.
  • Eventualmente somministrare antistaminici.
  • Controllare le ferite nei giorni successivi.

MORSO DI VIPERA

MORSO DI CANE

TETANO

Nelle ferite profonde, nelle ferite “sporche”, nelle ferite da morsicatura e nelle ustioni estese si annida il pericolo del tetano.
In Italia la vaccinazione è obbligatoria fin dalla prima infanzia e viene completata nell’età scolare. E’ importante ricordare che la vaccinazione perde la sua efficacia se non si effettuano le iniezioni di richiamo in tempo utile.

CICLO VACCINALE:

  • 1ª dose
  • 2ª dose dopo 4-6 settimane
  • 3ª dose dopo 6-12 mesi
  • 4ª dose dopo 5 anni
  • Successive dosi di richiamo ogni 10 anni.

IMPORTANTE: eseguendo i richiami in tempo utile si rimane vaccinati e quindi protetti per tutta la vita.

INCIDENTE AUTOMOBILISTICO

Prima ancora di soccorrere il ferito:

  • Spegnere il motore se è rimasto acceso.
  • Disporre la segnaletica per la sicurezza stradale: triangolo, segnali luminosi ecc…
  • Incaricare qualche persona presente di telefonare al più presto ai soccorsi: Carabinieri, Polizia, 113, Ospedale più vicino, riferendo più chiaramente possibile il luogo dell’incidente.
  • Spegnere il motore se è rimasto acceso, se possibile scollegare la batteria.
  • Verificare gli estremi della propria sicurezza personale prima di effettuare manovre sulle persone coinvolte.

Quindi:

  • Verificare lo stato generale del paziente, se non presenta alterazione dei parametri vitali evitare di fare manovre sul ferito, limitandosi a parlarci per capire quali siano le condizioni in attesa del mezzo di soccorso.
  • Se sono presenti alterazioni dei parametri vitali, predisporre l’estrazione del ferito dalla vettura in più persone: una o due persone dovrebbero agire dall’interno perché il ferito va sollevato il più rigidamente possibile in quanto potrebbero esserci lesioni della colonna vertebrale. Prima di estrarlo è opportuno disporre a terra una barella o una coperta per un più agevole trasporto.
  • Lasciare il ferito disteso, non seduto; salvo casi di lesioni lievi o casi in cui si pensi ad immediato pericolo di vita, è sempre bene attendere l’ambulanza e non caricare l’infortunato su vetture di passaggio.
  • In attesa dei soccorsi, porre in atto tutti i rimedi ritenuti necessari: respirazione bocca a bocca, massaggio cardiaco, fasciatura e medicazione, immobilizzazione degli arti in caso di fratture o lussazioni ecc..

NON SI DEVE somministrare al ferito alcuna bevanda per il pericolo di soffocamento.

CASSETTA
DEL PRONTO SOCCORSO

DA TENERE IN CASA:

DA PORTARE IN VACANZA

  • Salviette disinfettanti
  • Disinfettante liquido, acqua ossigenata, mercuro cromo, alcool o altro comune disinfettante
  • Compresse di garza sterile
  • Garza vasellinata
  • Cerotto ipoallergico
  • Cotone idrofilo sterile
  • Bende
  • Forbici, pinzette
  • Termometro
  • Siringhe a perdere
  • Borsa di ghiaccio
  • Collirio
  • Creme antistaminiche
  • Creme antibiotiche
  • I seguenti medicinali scelti tra quelli già usati senza comparsa di allergia:
    • Antidolorifici
    • Antiinfiammatori
    • Antipiretici
    • Antibiotici
    • Antispastici
    • Antitosse
    • Antivomito
  • Un prodotto antipiretico contro le febbri improvvise al quale il paziente sicuramente non è allergico
  • Un antidolorifico a cui il paziente non è allergico
  • Crema antiallergica (antistaminica)
  • Un flacone di disinfettante
  • Un rotolo di cerotto ipoallergico
  • Compresse di garza sterile
  • Garza vasellinata
  • Cotone idrofilo sterile
  • Una fascia elastica
  • Una pinza per depilare, per estrarre schegge, spine e aculei
  • Un termometro
  • Collirio decongestionante

A cura del gruppo di formazione della Misericordia di Santa Teresa Gallura

Last modified onLunedì, 29 Settembre 2014 06:22
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